Una notte tranquilla.

Cammino dove ho già camminato un milione di volte, lungo la strada che taglia in due il parco dove ho guidato il mio primo motorino, dove ho fumato la prima sigaretta e dato il primo bacio. Nelle cuffie suona una morbida chitarra folk. È mezzanotte, ma il cielo è rossastro lungo la linea degli alberi. Non ci sono stelle, non c’è luna che possa lenire la mia nostalgia, solo odore d’erba e di campi bagnati dall’aria di primavera. Passo affianco a dove giocavo a calcio da bambino insieme ai miei fratelli.
E di colpo si fa giorno, e il sole mi brucia la testa: devono essere circa le tre di un pomeriggio estivo. Dei ragazzini tirano calci ad un pallone sbraitando e correndo come pazzi, quando ad un tratto la palla viene scaraventata nella mia direzione. Uno sbarbato corre a prenderla verso di me, e si avvicina, e sento dentro il vibrante canto del mare. È biondo il ragazzo, rasato e pallido come una perla grezza. Appoggiato sul naso ha un paio di grossi occhiali scuri come la pece. Il pallone si è fermato a un metro da me, e lui a un metro dal pallone. Non l’ho mai visto, ma lo conosco.

-Ricordati di non essere audace solo nei sogni. Verranno tempi duri: corri a tempo con i battiti del cuore e sii coraggioso sempre. Buona fortuna, Mattia.
-Lo terró a mente. E tu dormi tranquillo, che una volta sapevi quanto sia facile essere felice. A presto, Mattia.

Per il mondo è una notte tranquilla. Per me non esistono notti tranquille.

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Mattia Rigodanza | Privacy