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Nunca màs

Figlia mia, sogno della mia vita, non chiedermi di lasciarti andare. Sono passati tanti anni da quell’ultima fredda telefonata, ma ricordo ancora come se fosse ieri gli occhi di tuo padre che si staccano dal pavimento per posarsi sul mio volto impaurito. “Tornerà, mi ha detto che tornerà”, e invece la porta di casa nostra non si è più aperta. In quei giorni i pensieri andavano avanti e indietro, dentro e fuori dall’atmosfera, in un turbinìo di immagini agghiaccianti e grida senza pace. Immaginavo voi, ragazzi, splendidi militanti cocenti di una rabbia sana e giusta, accovacciati contro un muro della Scuola di Meccanica dell’Armata, braccati dai soldati di Videla e torturati, e torturati ancora. Era un luglio tremendo, di un caldo velenoso e grondante di sangue, ma tu ci avevi detto che tornavi e noi, noi niente, noi ci siamo stretti ad aspettarti.

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Mattia Rigodanza | Privacy