Storie fantastiche e musiche infinite.

Parlavo con un conoscente di origini pugliesi convinto che l’immigrazione sia una piaga sociale, e mi sono chiesto: “Chi è il migrante del ventunesimo secolo?”. Una persona che cambia terra, che cambia casa, che si spinge attraverso linee immaginarie per motivi sociali, politici, economici. Così è nel 2016, così era negli anni ’60, quando intere popolazioni si spostavano dal sud al nord Italia perseguitate da denigrazioni e stereotipi di ogni tipo; così successe durante il colonialismo e il neocolonialismo, che spinsero enormi frange di intere nazioni a cercare nuove e ricche terre; così successe con la rivoluzione industriale, che portò le popolazioni rurali a migrare nelle città; così successe durante la Belle Epoque e gli anni ’20, quando le più avide menti della Terra migrarono verso i salotti avanguardisti di Parigi; così successe durante tutto il primo millennio dopo Cristo, quando le migrazioni delle famigerate orde barbariche diedero vita all’odierna varietà di razze che rende così bella l’Europa. Cambiano dunque le motivazioni, ma resta indelebile un semplice fatto intrinseco nel genere umano: la migrazione.
Tutta l’umanità migra, è un fatto fisiologico: si migra per sopravvivere fin dalla notte dei tempi, si migra per cambiare, per ricercare, per progredire; e se uno ci pensa attentamente, capisce che il cambiamento, la ricerca e il progresso sono la “conditio sine qua non” per la sopravvivenza dell’umanità stessa.
Siamo tutti frutto di migrazioni: i miei chiari colori somatici, ad esempio, sono la prova di una discendenza nordica che tutto è tranne appartenente al ceppo mediterraneo. Io spesso m’immagino i miei discendenti longobardi, provenienti dalle aride steppe del nord, gente nomade abile nella lavorazione delle pelli, gente che canta antiche canzoni incomprensibili ai più, gente che guarda le stelle e che interpreta il futuro con messaggi dal passato.
Siamo tutti frutto di migrazioni: disertiamo il pensiero che le razze possano mescolarsi, quando l’hanno già fatto durante tutta la storia del mondo. E ci crogioliamo in un paradosso proprio solo di una popolazione ignorante: guardiamo con sospetto e diffidenza ai viaggi altrui, e poi migriamo in massa verso Londra o Tenerife a cercare fortuna e a farci trattare come noi trattiamo tutti i giorni i ragazzi africani che vengono in Italia; rivendichiamo come nostra e nostra soltanto una lingua di terra a forma di stivale, quando siamo stati il primo popolo moderno ad abbandonare il proprio Stato per dirigerci in America e Australia come mandrie di buoi, e ignoriamo il fatto che tra cinquanta, cento o forse anche cinquecento anni dovremo abbandonare ancora l’italico suolo in cerca di campi più rigogliosi, di paesi più nutrienti, o addirittura di mondi meno contaminati. Perchè la storia del tempo è ciclica, e se siamo migrati ieri, migreremo domani.
Infine le cose belle migrano, le persone proiettate nel futuro viaggiano, si spostano: i grandi atleti attraversano il mondo in cerca di società sportive nel quale appagarsi e appagare (e anche il più xenofobo degli Italiani si trova a tifare per Ivan Zaytsev, figlio di immigrati russi, durante il mondiale di pallavolo), Albert Einstein fuggì dove poter dar sfogo al suo genio, Ernest Hemingway cercò per tutta la vita l’isola adatta a soddisfare la sua sete d’avventura senza trovarla mai, e infine uno dei più grandi condottieri della storia, colui che migrò fino alla fine del mondo per unirlo in un unico Stato: Alessandro di Macedonia, detto “il grande”, che partì con una sacca sulle spalle e non tornò mai più.
Non lo so, sarà che io vedo il migrante come una delle più romantiche figure cavalleresche, una sorta di Hucklberry Finn che viaggia nel tempo su di una vecchia Delorean, ma stanotte, prima di andare a letto, leggerò un racconto di Marquez su di un uomo con grandi ali di angelo, con in sottofondo un atroce pezzo jazz di Miles Davis, penserò che sono due splendidi esempi di come nonostante tutto le migrazioni spagnole ed africane in America, per esempio, abbiano regalato due gioielli al mondo, e ringrazierò la gente che nel tempo, per una ragione o per l’altra, costretta o di sua sponte, lasciò casa sua e ci regalò storie fantastiche e musiche infinite.

 

Commenti (7)

  • Caro Mattia, mi hai commosso, mi hai fatto tornare voglia di usare il B/N per le mie foto, mi sono innamorata del toro di “ferro e sangue” e, leggendoti, mi è tornata in mente una canzona che adoro di Fiorella Mannoia: Il viaggio! …poco rock ma appropriata, no? 😉

    • Mattia Rigodanza

      Questo era lo scopo del blog: far compiere a chi lo legge un viaggio attraverso le tematiche che, a mio parere, è importante affrontare al giorno d’oggi.
      Sono contentissimo che qualcuno abbia colto il senso del mio lavoro! grazie davvero di cuore! PS mi piace molto la Mannoia, non conosco quella canzone, ma rimedierò in fretta 🙂

  • Per caso mi sono imbattuto nel tuo blog,direi che non potevo fare lettura migliore.
    È raro trovare un giovane interessato a questo tema ed ancora più raro che esprimi il suo pensiero in questa maniera,COMPLIMENTI.
    Sono nato in Italia in provincia di Varese,ma mio padre è Eritreo e mia mamma è Etiopica,due paesi in cui la migrazione è di attualità sopratutto per gli Eritrei, leggere le tue parole danno speranza per un Italia migliore!
    Leggerò altri tuoi pezzi perché ne vale la pena!un abbraccio

    • Per caso mi sono imbattuto nel tuo blog,direi che non potevo fare lettura migliore.
      È raro trovare un giovane interessato a questo tema ed ancora più raro che esprimi il suo pensiero in questa maniera,COMPLIMENTI.
      Sono nato in Italia in provincia di Varese,ma mio padre è Eritreo e mia mamma è Etiopica,due paesi in cui la migrazione è di attualità sopratutto per gli Eritrei, leggere le tue parole danno speranza per un Italia migliore!
      Leggerò altri tuoi pezzi perché ne vale la pena!un abbraccio

      • Mattia Rigodanza

        Dani le tue parole mi fanno super piacere, soprattutto perchè sei uno splendido esempio di come le migrazioni abbiano arricchito il nostro mondo. Calzi proprio a pennello. Sono contento di essere letto da persone come te, alla fine, il futuro del mondo siamo noi.

  • Mattia come al solito mi sento in sintonia con quello che scrivi. Purtroppo tanta gente ha la testa rivolta all’indietro ma con gli occhi chiusi, a rimpiangere un passato che non ha vissuto e capito.
    Se solo leggessero e studiassero un po’ di più!

  • Caro Mattia,

    non starò qui a dire se e quanto sono d’accordo con te, ma a ringraziarti per la tua gentilezza. In questo mondo corroso dalla rabbia, abbiamo bisogno di dialoghi gentili. Grazie!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Mattia Rigodanza | Privacy