Devo chiederti scusa.

Ora che stenti a riconoscermi, che non mi chiami più il sabato per sapere se passo a trovarti, a portarti una pizza, ad aiutarti a fare tutte quelle piccole imprese che la sedia a rotelle ti impedisce di realizzare, sento di doverti delle scuse. Scusami per la mia arroganza verso i pericoli della vita, per la mia mancanza di saggezza nell’affrontare le battaglie del mondo. Pur vedendo in te i segni di quanto può essere rischioso giocare con il fuoco, ho continuato ad avvicinare la mia mano al bracere, al pericolo, maleducato nei confronti della fiamma e dell’universo. Scusami per non aver ancora trovato un senso al dono che la natura mi ha dato, per non aver sempre dato sostanza ai sogni e alle parole. Scusami per aver guidato ubriaco, ingrato verso la vita, per non aver allacciato le cinture, vigliacco verso me stesso. Scusa per aver ignorato tutti i limiti, senza mai essermi voltato ad imparare dagli errori, per non aver dato peso alle raccomandazioni di mia madre, che mi vuole più bene di quanto io potrò mai fare. Le ruote del tuo motorino schiantato per terra girano ancora nella mia mente, e io ancora non ho la forza di guardare. Perdonami per tutte le volte che ho lasciato che la mia spregiudicata sfrontatezza mi guidasse su strade buie, velenose, tra alcool e droghe, fulmini e saette, il pericolo e la morte. Scusa se ho pensato che essere giovane significasse essere legittimato a giocare con la mia pelle, le mie ossa, il mio fegato, la mia sanità mentale. Perdona quell’ora di sesso incosciente e incontrollato, quella smania di non perdere neanche una goccia di piacere, per un vanto personale, un minuto di paradiso che però puzza di sangue e zolfo. Solo ora capisco quanto rispetto bisogna avere verso se stessi, verso ciò che ci lascia respirare a pieni polmoni e che muove i nostri passi sulla terra. Prometto che mi metterò alla ricerca del vento giusto da sentire sulla faccia, quello che sa di sale e libertà, di fragole, di musica, di vita. Prometto che darò un significato a quello che ti è successo, alla tua condizione, e quando troverò il coraggio necessario ad attraversare la tempesta per scoprire che la pioggia è solo acqua e che ció che perdiamo nel fuoco davvero lo ritroviamo nella cenere, penseró a noi due che da piccoli giocavamo nel campetto da tennis sotto casa tua, chiusi in un mondo fatto di fumetti, certezze e macchine telecomandate. Ti chiedo scusa dal profondo del mio cuore. Quel cuore che credevo impavido ma che in realtà era solo giovane e stupido. E che forse ora merita anch’esso le mie scuse.

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Mattia Rigodanza | Privacy