Come ti vuole il mondo.

Qualche tempo fa ho partecipato a un colloquio di lavoro, uno di quei colloqui multilivello dove si assiste inermi alla più feroce e meno meritocratica delle scremature. Ho passato con successo e senza troppo impegno questo colloquio, successo che sarei ipocrita a definire inaspettato perché sono una persona che in questo genere di situazioni fa tendenzialmente una buona impressione. Ho pensato: che cosa ho fatto io per meritarmi questa fortuna divina che mi permette di essere sempre così ben considerato solo per essermi messo una camicia stirata, una sciarpa o un bel paio di scarpe? Io non ho problemi a rapportarmi con la gente, non mi sudano troppo le mani, non balbetto compulsivamente, ma questo non vuol dire che io sia più audace di chi quel maledetto giorno è stato inesorabilmente scartato. C’era un ragazzo sulla trentina insieme a me, guance schiacciate dalle occhiaie di chi ha dormito solo poche ore, ai piedi un debole tentativo di indossare qualcosa di elegante, la barba sfoltita dallo stress. Non so niente di lui, ma credo si meritasse una chance di provare le sue abilità. C’era una ragazza grassottella insieme a noi, il volto appesantito dal trucco, la risata di chi cerca in tutti i modi di non passare inosservata, la fronte bagnata dall’insicurezza e l’outfit di chi non può permettersi di sprecare neanche un centesimo. Non so niente di lei. Mi sono immaginato tutta la sua vita nei primi tre secondi in cui l’ho vista, e credo con forza che in ogni staff ci sia bisogno di una persona come lei con cui scambiare quelle famose due parole che smorzano la tensione di un turno di lavoro. C’era un ragazzo dell’est insieme a noi quel giorno, scarpe sportive di chi è sempre pronto a lasciare il posto, sguardo basso di chi non ha ancora imparato che la dignità può darti la spinta che cerchi, braccia incrociate di chi non bluffa. Non so niente di lui, non conosco il tempo del suo breve respiro su questa Terra. Ma mi sarebbe piaciuto farlo, ascoltarlo. Non so cosa voglia il mondo da noi, non so cosa il mondo vuole che noi diventiamo. Forse il mondo ci vuole pronti, con l’abito pulito e le scarpe lucide, forse dobbiamo affrontare le nostre paure con risolutezza e basta, punto. Forse il mondo non ci guarda neanche negli occhi, ma ci ispeziona il taglio di capelli e la marca della giacca. Non so come ci voglia il mondo, ma di certo non ci vuole autentici, col cuore che batte nel costato, con le nostre notti in bianco piene solo di splendide apprensioni. Forse il mondo vuole solo vedere come siamo vestiti, lasciandoci essere audaci solo nei sogni. Il mondo per noi è come quell’amica bellissima che conosciamo da sempre e che non vuole che ci innamoriamo di lei. Ma noi non molleremo.

Comment

  • Mattia, ho letto il tuo articolo perché “zia Daria” lo ha postato su FB. Io seleziono persone e posso dirti che voglio vedere la luce della passione nelle persone che vengono a presentarsi, la voglia di mettersi in gioco, l’autenticità al di là di come si presentano. Lavoro in un grande gruppo e quindi ci sono delle regole ma sicuramente non è l’apparenza che mi convince, però la pulizia e l’ordine sì perché sono anche un segno di rispetto verso gli altri, un modo di porsi. Le “scremature” come le chiami tu sono necessarie ma, ti assicuro, si cerca di farle nel miglior modo possibile, cercando anche di dare qualche consiglio per prossimi eventuali colloqui. Questo almeno da noi… 🙂

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Mattia Rigodanza | Privacy